8 social media KPI che dovresti monitorare

Molte persone stanno ancora cercando di determinare il successo e l’influenza dei social media e il ROI di questi strumenti.

I CEO e gli imprenditori stanno chiedendo tuttora ai social media manager se l’attività è una perdita di tempo. Dovrebbero dedicare maggiori sforzi e idee ad altre attività di marketing?

Non puoi conoscere l’impatto della tua campagna sul successo complessivo dell’attività di marketing se non misuri attivamente i tuoi sforzi. Prima di bloccare la tua campagna di social media marketing ci sono diversi KPI che dovresti guardare per determinare il social engagement della tua azienda.

Tutti noi sappiano che nessuno vuole supportare un’attività che fa perdere denaro all’azienda. Osservando i giusti KPI la tua azienda sarà capace di aggiustare la startegia sui social media e quindi il budget.

I Social Media KPI che dovresti monitorare regolarmente

Come per tutte le altre attività di marketing e del business, ci sono alcuni KPI che dovresti tracciare per identificare le aree di miglioramento all’interno della tua strategia. Non è possibile settare una campagna e poi dimenticarsi della stessa, ma è necessario misurare continuamente l’efficacia e modificarla quando necessario. Prima di “prendere a calci” il social media marketing, ecco alcuni KPI da controllare per essere sicuri di raggiungere il target desiderato.

Reach

1. Numero di Fan e Follower

Dal momento che avvii una partecipazione attiva sui social media, siano essi Facebook, Twitter, Pinterest, Linkedin o Google + è importante conoscere quanti fan, follower, like, connessioni e persone sono nelle tue cerchie. Questo è un buon indicatore del “reach” dell’azienda. Poi devi lavorare affinchè questo numero continui a crescere settimana dopo settimana, mese dopo mese.

Dall’altro lato devi considerare anche quante persone smettono di seguirti e se sono più di quelle che ti seguono sarà necessario aggiustare la tua strategia. Tutto quello che potresti fare è cambiare la frequenza dei post e anche i contenuti che stai pubblicando assicurandoti che siano sempre in linea con ciò che il tuo target si aspetta di ricevere.

2. Dati Demografici e Location

Chi non ama conoscere la percentuale di maschi e femmine che sono coinvolti nell’attività sui social media. E questa informazione è facilmente disponibile sui Facebook Page Insights e sulle Twitter Ads Analytics. Ma non serve usare i Twitter Ads per accedere a questo dato, tutto quello che devi fare è loggarti su Twitter e cliccare sull’immagine o logo nell’angolo in alto a destra selezionando poi Twitter Ads o Analytics. Una volta avuto accesso alla dashboard è possibile identificare la tua audience su questo social media. I tuoi tweet stanno realmente raggiungendo la tua target audience? Potrebbe essere di no se la maggior parte dei tuoi follower si trova in un Paese diverso da quelli in cui opera la tua azienda. E’ anche interessante notare in che cosa sono interessati i tuoi follower, ci sono una marea di informazioni per rendere ancora più efficace la tua attività sui social media. Inoltre Facebook non identifica solo il genere della tua audience, ma fa un passo avanti suddividendola per gruppi di età. Potresti scoprire che stai raggiungendo un differente gruppo di età o target persona e quindi adattare le tue strategie di marketing di conseguenza.

Engagement

3. Numero di Follower attivi

Non tutti quelli che ti seguono sono follower attivi e questo sfortunatamente capita molto più spesso di quanto tu possa pensare. Un follower è considerato attivo se si è loggato ed ha interagito con la pagina nei precedenti 30 giorni. Un bel software gratuito per identificare i follower inattivi o fake e non avere dati sul loro profilo è MangeFlitter. Richiede pochi secondi e tu puoi eliminare in un batter d’occhio i follower irrilevanti. La tua base di follower deve essere composta da persone influenti che interagiscono attivamente con la tua azienda.

4. Likes and Shares

Uno sguardi veloce per scoprire se la tua audience fa like sui tuoi post è un buon indicatore se il tuo contenuto è attraente o meno per loro. Nessuno condividerà o farà like su un post che non è rilevante per lui e per il suo network. Modificare la tua strategia è l’unico modo per incrementare il bacino d’utenza che i tuoi post possono raggiungere.

5. Commenti

I social media dovrebbero essere un posto in cui le aziende e la loro audience hanno una conversazione a due vie. E i commenti sono un modo per portare avanti questa conversazione. Pertanto non devi dimenticare di rispondere a ciascuno di essi in modo tempestivo in quanto se non rispondi a commenti o domande potresti perdere follower.

6. Menzioni

Qualcuno ti sta menzionando nei sui tweet? E’ un buon modo per i tuoi follower di comunicare con te e condividere I tuoi contenuti. Molto spesso quando le persone ritwittano o condividono il contenuto includono l’azienda o l’autore nel tweet, Questo non solo dà valore al contenuto ma lo rende condiviso all’interno del loro network.

7. Retweet

Qualcuno sta ritwittando il tuo post? Se non accade dovresti considerare di modificare il contenuto e il tono dei tuoi tweet. Più i tuoi tweet verranno ritwittati, più il tuo post incrementerà il suo bacino di visibilità online. Potresti scoprire che statistiche e citazioni hanno maggiore seguito del tweet generico che contiene solo il titolo dell’ultimo articolo del tuo blog. Un modo per incrementare il coinvolgimento è evitare che il contenuto appaia automatico. Non devi postare lo stesso tweet di continuo per un determinato periodo di tempo.

8. Dati di traffico

Quale percentuale di traffico verso il tuo sito web arriva dai social media? Questa è una metrica importante da conoscere e puoi facilmente trovare i dati se usi HubSpot. Tutto quello che devi fare p visitare la sezione del report dedicata alle sorgenti di traffico. Se non ce l’hai puoi usare GaggleAMP per pubblicare i contenuto ed estendete il bacino di utenza dei tuoi post.

 

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Grazie al SEO le PR possono dimostrare il loro valore

Da sempre PR e SEO sono state viste come funzioni indipendenti che rispondono ad obiettivi diversi. Se le PR proteggono e promuovono un’immagine positiva del brand, il SEO si focalizza sulla creazione di contenuti ottimizzati per il web e la generazione di back link che vogliono spingere la visibilità del brand sui motori di ricerca per generare traffico. Tuttavia, la natura in continua evoluzione di internet ha portato queste due discipline a convergere nella nuova arena dell’online. Sono lontani i giorni di pranzi per PR (la notizia oggi è real time e i giornalisti non hanno tempo). Allo stesso tempo le significative modifiche dell’algoritmo di Google hanno costretto i SEO ad abbandonare le vecchie tecniche di Blackhat che permettevano di ottenere centinaia di link con authority molto bassa.

L’obiettivo di PR e SEO è lo stesso: assicurare coverage e costruire la brand awareness. Ecco quindi come collaborano oggi queste due funzioni.

Brand Builing

Qualsiasi professionista di PR esparto sarà fermamente contro la vecchia frase “non c’è cosa peggiore di una cattiva pubblicità”. Raggiungere coverage per il brand è un’obiettivo chiave ma mantenere una reputazione positiva con il pubblico dovrebbe essere l’obiettivo finale e questa è una lezione che tutti i veterani del SEO dovrebbero apprendere dalle PR.

Produrre un contenuto altamente controverso che ha il potere di diventare virale potrebbe portare il brand al top della prima pagina nella Google search, ma per le ragioni sbagliate. Le campagne basate sulla generazione di contenuti dovrebbero essere pensate per posizionare il brand come voce credibile ed autorevole nello specifico settore industriale. Incrementando la presenza del brand online attraverso coverage sgradevole è un danno considerevole per la reputazione e danneggia la fiducia a lungo termine dei consumatori verso il business e il prodotto.

L’obiettivo sono le relazioni, non i link

La link building era una volta il sacro Graal del SEO ma con i cambiamenti dell’algoritmo di Google che è diventato più sofisticato, i brand sono stati costretti a modificare le loro strategie. I siti web sono sempre più penalizzati per l’ottenimento di schiere di link da siti di bassa qualità.

Sebbene ottenere coverage per ogni storia o campagna di content marketing è un grande successo, costruire le relazioni con i giornalisti e gli influencer dovrebbe essere fondamentale per ogni strategia di marketing, sia online che offline.

Google sta dando sempre maggior importanza alle menzioni del brand e quindi oggi ottenere un coverage da un sito ad alta authority è molto più importante di 10 link da domini e siti irrilevanti.

Non siamo mai troppo vecchi per una storia

Tu potresti avere una campagna di contenuti che è ricca di informazioni e con scoperte sorprendenti al punto che è certamente degna di nota. Tuttavia per quanto possano sembrare interessanti, da sole queste caratteristiche non otterranno quel titolo accattivante che potrebbe rendere la tua campagna virale. Comprendere e raccontare storie intorno ai dati o contenuti è altrettanto importante che raggiungere al momento giusto l’attenzione del pubblico e per estensione, dei giornalisti. Questo è valido sia per le storie B2C che B2B – in quanto essendo il target una persona è necessario offrire qualcosa di coinvolgente indipendentemente dal soggetto. Questo potere aggiunge valore alle campagne di contenuto perché rende i dati, i numeri e le informazioni rilevanti per il target.

Le PR possono finalmente provare il loro valore

Uno dei più evidenti cambiamenti nei dipartimenti PR è stato il trovarsi a dover dimostrare che questa funzione aggiunge valore al business. Assicurarsi la pubblicazione di un pezzo sulla stampa nazionale è sicuramente un valido risultato per una campagna PR, ma in un contesto di business dove la maggior parte del budget e degli sforzi va nello sviluppare la presenza online anche l’esperto PR deve rivedere tecniche ed obiettivi. La bellezza del coverage online, sia esso un link o una menzione, è la possibilità di tracciare e monitorare come l’utente ha convertito il tutto in azione.

I tool di analytics usati dagli esperti SEO possono rivelare qualsiasi cosa, dal volume di persone che hanno cliccato sul sito fino al tempo trascorso sul sito. Ma ancora più importante è il fatto che queste risorse permettono di mostrare quante persone hanno compiuto un acquisto seguendo una storia, il che significa che le PR possono finalmente dare un valore al loro lavoro.

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Copywriting commerciale: perchè è essenziale

Il copywriting commerciale e la traduzione dei testi sono lavori altamente specializzati, in quanto il copywriter deve comprendere il consumatore e coinvolgerlo in modo persuasivo con il brand, mantenendo allo stesso tempo standard linguistici elevati e rimanendo nelle linee guida del brand.

Questo è ancor più complicato nell’online marketing, dove i motori di ricerca e le piattaforme dei social media impongono regole ferree sulla lunghezza del topic, l’uso di termini particolari, la punteggiatura ecc. che i copywriter devono comprendere. Se non fosse abbastanza, l’avventurarsi in nuovi territori aggiunge una terza dimensione di complessità. Una frase in inglese potrebbe richiedere molti meno caratteri della stessa frase in un’altra lingua, quindi come estendere il contenuto? Una parola in inglese potrebbe essere tradotta con tre parole in francese, tutte linguisticamente corrette. Come scegliere quella più adatta?

Quindi come fate a sapere che state investendo in parole per cui vale la pena investire?

L’offline advertising si è scontrato con questo problema per molti anni. L’online marketing sta ora rivoluzionando le aziende attraverso la disponibilità di dati per tracciare l’efficacia delle campagne. I brand possono vedere come spendono i soldi sui media, come vengono costruite le campagne, investire in ottimizzazione e studiare l’impatto sul ROI attraverso il tracciamento di impressions, click e conversioni generate dalla specifica campagna online.

Unendo le abilità linguistiche native con la conoscenza dell’online marketing, i brand possono assicurarsi la diffusione della loro strategia di contenuti a livello internazionale

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Tre modi per coltivare la customer loyalty in un mondo “disloyal”

Il mondo dello shopping omnichannel di oggi è un mondo “disloyal”, è diventato un ambiente ostile quando si tratta di coltivare la customer loyalty.

Abituato ad ottenere quello che vuole, quando vuole e come vuole, il consumatore ha aspettative molto elevate e questo significa che i venditori devono rispondere in modo adeguato per non perdere clienti. La competizione è aumentata con la crescita degli ecommerce e il consumatore è solo a un click da te. Infatti TechCrunch riporta che l’80% degli adulti nel mondo sviluppato oggi possiede uno smartphone e non è mai stato così semplice per il consumatore comparare offerte e rivolgersi a qualcun altro. Sebbene molti brand e retailer hanno fatto enormi passi avanti nell’ottimizzazione del design e dei canali di vendita per un commercio omnichannel, quando si parla di customer retantion le strategie sono ancora indietro. Ecco quindi tre modi in cui i brand e i retailer possono coltivare la customer loyalty, aumentare la customer retention e quindi le vendite.

Loyalty a 360°

Uno dei principali problemi nella relazione cliente/retailer è il ruolo esperenziale del mobile. Mentre molte aziende hanno costruito i loro siti e contenuti mobile-friendly, lo stesso non può dirsi per quanto riguarda le strategie di loyalty. L’influenza del mobile – non solo sul retail ma su tutte le attività quotidiane – sta aumentando e dar vita a un programma di loyalty che lo includa può essere un aspetto critico nelle strategie di retantion del brand.

Modificando le offerte e diffondendo comunicazione attraverso le applicazioni, le aziende hanno l’opportunità di creare relazioni di valore con il device oggi preferito dai consumatori. Molto presto i consumatori utilizzeranno il mobile per la maggior parte delle loro transazioni digitali e diventerà il maggiore dispositivo per le loro esperienze anche fisiche.

I primi ad utilizzare la mobile loyalty saranno in grado di superare i problemi in questa fase educazionale attuale e assicurarsi di avere un programma di loyalty in cui il mobile al primo posto è un must.

Localizzazione, localizzazione, localizzazione

I retailer dovrebbero anche considerare come essere più innovativi nei loro programmi di loyalty per rivolgersi all’acquirente oggi guidato dalla tecnologia. Le caratteristiche di loyalty come l’utilizzo di Apple Passbock o Android Passes, sfruttano la tendenza crescente all’interazione con il cliente ovunque si trovi.

Attraverso la geo-localizzazione del cliente le offerte possono essere adattate aggiungendo l’elemento acquisto d’impulso per premiare la redemption e agire come remainder nel consumatore proponendo l’offerta al momento opportuno.

Il tocco personale

Con 8 milioni di clienti UK che affermano di utilizzare con meno frequenza di un anno fa le loro loyalty cards, i retailer hanno la necessità di differenziarsi nel premiare ed assicurarsi il cliente.

Per fare questo dovrebbero spostare la loro attenzione dal coinvolgere il cliente solo con offerte monetarie, ma adottare un approccio più esperienziale andando oltre la mentalità dello sconto. Questo combinando lo sviluppo di offerte personalizzate con incentivi esperenziali, vincendo così la sfida di una loyalty omnichannel e mantenendo maggiori clienti.

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Consigli per i prossimi 10 anni nel content marketing

I contenuti nel marketing esistono con un solo obiettivo, creare conversioni. I content marketer spendono ore ed energie per assicurarsi che il loro contenuto sia creativo, irresistibile, condiviso, diffuso in ogni luogo. E considerati i continui cambiamenti negli algoritmi dei motori di ricerca, la volubilità dei destinatari e i cambiamenti di popolarità dei device (PC, smartphone, tablet) il content marketing è come una razza di gigante che deve tenere il passo, una razza che non scomparirà presto. Se vuoi essere sicuro che stai massimizzando i tuoi sforzi in questo settore, ecco 10 consigli per aiutarti a tenere il passo con l’evoluzione dei contenuti.

1.  Sii una consapevole generazione “C”

Sii consapevole di appartenere a una generazione “connessa” e che coloro che adesso hanno 18 – 34 anni sono responsabili degli oltre 500 bilioni spesi in Internet ogni anno. E solo tra qualche hanno essi saranno il 75% della forza lavoro, ecco quindi alcune caratteristiche di questo gruppo di utenti che impatteranno sulle tue strategie di marketing:

  • Sono costantemente connessi
  • Sono insensibili ai tradizionali tentativi delle aziende di raggiungerli, anche via content marketing
  • Si basano sulle raccomandazioni degli amici
  • Non vogliono strategie “push”
  • Vogliono ragioni per leggere e condividere – divertimento, partecipazione, autenticità, responsabilità sociale

2. Focalizzati sul tuo brand

La generazione corrente e quella futura cercano verità, non sfarzi. Vogliono sapere chi sei e da chi stanno acquistando ma soprattutto vogliono conoscere le persone dietro al brand. Questo è parte dello sforzo di costruire relazioni con il pubblico e la maggior parte dei content marketer ne sono già consapevoli: video, foto e storie di interesse umano correlate al tuo team diventeranno sempre più importanti. Insomma bisogna dare al brand una personalità.

3. Costante invito a partecipare

Lanciare contest il più spesso possibile, invitare i visitatori a votare il tuo nuovo logo, mettere online sondaggi che fanno capire alle persone che la loro opinione è importante per il brand. Permetti agli utenti di divertirsi con il brand

Ma soprattutto ricorda che l’85% di un acquisto è emozionale, solo il 15% è logico. Informarsi sulle neuroscienze è oggi fondamentale per capire quale parte del cervello viene stimolata da cosa. Oggi psicologia e neuroscienze vanno a braccetto e usare queste teorie nella tua attività di content marketer è la strategia vincente.

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